io ho paura di tre cose, ora come ora

tre cose stupide
e alquanto improbabili
tra cui la prima è

che mio zio ammazzi me e la mia famiglia

perché è sempre stato davvero solo
ed è sempre stato molto zitto
ed è sempre stato molto triste
che da quando suo padre, mio nonno, è morto
si è chiuso in sé stesso
e mica è riuscito nessuno a scantarlo fuori da dove cacchio si è cacciato
(a livello mentale, dico
a livello fisico sta nella stessa casa di quando era piccolo
che è uguale identica a quando era piccolo
se non per, tipo una tv nuova e una stufa a pellet)
e sclera se gli fai delle cose normali
tipo buttare via un po’ d’acqua in un catino
o fare il pesce la sera, che poi resta odore e a lui non piace
però è famiglia
e che fai non ci stai in famiglia
la famiglia un attimo te la devi beccare
solo che a quanto pare c’è una pistola in casa
e quindi ci pensi

poi,
che cada un aereo quando ci son su io

perché obiettivamente mica ci hai il controllo
se c’è la turbolenza o se c’è l’attentato
ti metti la mascherina e aspetti che si schianta il tutto
e magari vinci la lotteria o magari no
poi ok lo so che è improbabile perché chi cacchio ci va a rompere i coglioni
a un ryanair o a un easyjet orio al serio / stansted
non ci va nessuno
ci sono i controlli seri
è una tratta che l’han fatta 321382190 milioni di volte
però c’è quel tizio che è sospetto e si guarda il cellulare ed è tutto torvo
però magari c’è il pilota che impazzisce e decide che basta si schianta
però magari c’hai davvero la sfiga che ti parte qualche ingranaggio
ecco, lo so che non succederà mai molto probabilmente
però che fai
un aereo e lo prendi
sennò stai tutta la vita nello stesso posto
e mica lo vogliam fare se abbiamo la possibilità di

poi,
che attentino alla mia vita mentre mi trovo nel luogo in cui vivo

che mica è in italia
dove mi sentirei alquanto al sicuro
perché in fondo chi ci caga a noi
è londra, e a londra ce li fanno gli attentati
ogni tanto esplode un bus
ogni tanto accoltellano qualcuno alla stazione di leytonstone
e basta, poco altro
ma quando sono andato ai concerti dopo gli eagles of death metal
un po’ ci ho pensato
e ho guardato dov’erano le uscite di sicurezza
e ho guardato attorno per star sicuro che non succedesse niente
però che fai
sei a londra
che non ci vai ai concerti
che poi gli ultimi che ho visto ero tranquillo
ed ero anche felice
d’altro canto ero a vedere i tangled hair
vorrei veder voi a non prendervi bene

comunque
morale
a me spaventano queste tre cose futili e improbabili
che tutte c’entrano col fatto che io muoia
non perché abbia paura di morire di per sé
se mi conoscete un pippone sulla cosa ve l’ho fatto sicuro
me ne sono reso conto qualche anno fa
che non mi faceva davvero paura perché tanto è parte fondamentale della vita
quindi che fai
te la becchi, la morte

è che mi fa paura la probabilità
per quanto infima
di non viverla per tanto tempo
questa vita che mi ritrovo
perché ritengo sia davvero bella
e che le cose che mi succedono siano belle
e sono eternamente grato che mi accadano
e che conosco le persone che conosco
e che amo le persone che amo
e che incontro le persone che incontro
eccetera eccetera

dovesse succedermi qualcosa
mettete a mio testamento
che vi voglio un sacco bene
a tutti quanti

ieri sera mi son fatto a piedi da old street a rectory square

e l’ho fatto non perché non ci fosse il bus
il bus c’era eccome
alto due piani, grosso grosso
e avevam pure corso per prenderlo
ma c’era un traffico fottuto
di quelli col verde che però stan tutti fermi
e il bus era pieno di gente
ma pieno pieno
tutti in piedi
tutti schiacciatissimi
tutti che mica ce la facevano a star comodi
come ci si aspetterebbe dal trasporto pubblico londinese
che scandalo insomma

e niente quindi guardiamo su citymapper
e vediamo che ci vuole un’ora
e dopo un venti secondi tipo decidiamo che ok
lo facciamo
siamo pronti all’impresa
siamo come homer che scala la montagna per impressionare bart nella nona stagione
siamo come il regazzino che decide che impara a suonar la chitarra come i ttng
e si parte
ci si dirige giù verso la rotonda di old street
che ti piacerebbe chiamarla poeticamente “groviglio”
(perché diciamocelo, fa sempre effetto come parola
quando si parla di strade e urbanistica)
e invece no, perché mannaggia a lei
è tutta bella organizzata e rotonda e scorrevole e semplice
con le uscite che ti dicono,
“vai di qua amico, fidati, ti scriviamo cosa c’è alla fine della strada
mica ti perdi se ci ascolti, davvero”

a questo punto probabilmente dovrei dire
che dato che si tornava da casa di un’amica
dove si eran bevute le birre
(old speckled hen, cinque per cento di alcool)
e mangiate le cose
(la pasta col pesto, una torta salata, due torte non salate)
ed era la una di notte
(01:00 AM, per esser precisi)
non solo si era amabilmente desiderosi di sciallarcela a casa
nel rispettivo proprio letto a una piazza e mezza
si era anche in pieno 4:20
se capite che cosa voglio dire

(se non capite, dato che siamo sull’internet
e le poesie mica le stampiam più sulla carta
possiam fare gli hyperlink
e quindi ve ne metto uno qua esplicativo)

e quindi questo ha reso l’esperienza
una cosa trascendentale
dato che era il sabato sera
e noi eravamo lì a passarci in mezzo
alle genti con i mano i drinks
alle macchine con le casse che pompano meridian dan
al fumo dei capannelli davanti all’ace hotel
alle braccia nude delle ragazze che gliene frega mica che è inverno
al gruppetto di quelli che fanno ghetto nell’angolino
alle tipe vestite da sera che si mangiano il kebab alla fermata del bus
a quelli che ti gridano OI MATE IS EVERYTHING ALRITE MATE

insomma
era tutto straniante e divertente
perché, come ha detto il mio amico a una certa,
“sembra di stare a riccione”
e se solo ci provavi a pensare
senza manco sforzarti
il regents canal diventava il mar della romagna
e i bagel le piade con lo squacquerone
e il dj set di floating points umberto smaila
e le ipa le peroni
e così via

quindi ti veniva da sorridere per il fatto
che la gente che faceva le sere così,
a caso
senza meta
a spender soldi per ubriacarsi senza ubriacarsi
assieme a persone di cui non è che gliene freghi poi molto
a ballare mica perché davvero ci vuoi andare, a ballare
era la stessa
fossi qua o ovunque

e non che noi si voglia fare dichiarazioni altisonanti
in cui ci si dissocia da queste cose qua
è stata solo un’esperienza particolare
di quelle coi sensi che ti vibrano leggerissimamente
e non hai freddo anche se è il 28 novembre di notte
e il prospetto di camminare un’ora e passa non ti dà il minimo fastidio
anzi
pure se devi passare per bethnal green road e c’è il disagio
pure se devi farti fino a whitechapel e la allunghi un poco
pure se poi devi tagliar giù per stepney green e c’è il vicoletto che dici col cazzo che ci entro

ora, avrei anche potuto collegare
qualche sentimento più profondo e personale
riguardo alla camminata di cui sopra
tipo luoghi in cui son successe cose
e io ci passo, nella narrazione,
e ci ripenso, e vi faccio capire che sono sì importanti
ma mica vi dico perché, ve lo suggerisco e basta
e invece no
niente pistole di čechov
solo lampshading per noi
è così che ci piace
è così che scriviamo
la domenica mattina
dopo una bella camminata
e un caffè nero eterno

foglie di fico

c’è stata quella volta
in cui si era
in riva al fiume
e come non succedeva
da settimane
mi hai baciato

(ma mica così tanto per
mica a cuor leggero
veramente, dico)

allora
hai scalato il mio corpo
in barba ai girini
ai tafani
al passante inaspettato

e qualche ora più tardi
che ancora c’era luce
ti si chiudevan gli occhi
e, abbracciati,
abbiamo dormito
finché non c’era poi
molta differenza
tra il tenerli aperti o meno

ed è bello vedere
che non te ne fai

niente più

sulla falsariga del trapezista

ti prego, ricordati di me
quando chiuderai gli occhi
e ti renderai conto
che la fine sarà arrivata

e non piangere allora
perché i trapezisti si sono presi per mano
anche solo per un istante
prima di abbandonarsi al suolo

e la loro non è stata
né una caduta
né un fallimento

ma un librarsi leggero
fino a quella soffice rete
che è la felicità

il metrò

oggi è successa una cosa
alquanto particolare

mi trovavo sul metrò
assieme a un amico
ed era la sera
ed era anche la domenica
e non c’era in giro nessuno
(neanche sul vagone, per dire)

la cosa era piacevole
perché non mi capitava da molto
di avere quello spazio tutto per me
e parlare a voce alta
e scaracollarmi tra i sedili
e allargare le gambe
senza considerare la presenza
di numerosi compagni di viaggio

ed era bello

poi abbiam cambiato linea

e siam saliti su un altro treno
e lì ce n’era di gente
ce n’era eccome
c’erano tutte le solite categorie
c’erano gli uomini e le donne e i bambini
c’era chi aveva la gambe ignude
e chi ce le aveva calzate
chi mangiava la cena
e chi annusava la cena degli altri
tra cui io
che manco avevo cenato
tra l’altro
quindi immaginate che narici cariche che avevo

poi però mi si è seduto accanto
un altro profumo
che ora se dovessi descriverlo
non saprei bene come fare
per due motivi
1. come cacchio si descrive un profumo senza sembrar che ce la tiriamo
2. non gli renderei giustizia comunque

perché quello
era il profumo
di una persona
che ora non c’è più
(con me, almeno
esserci c’e, al mondo)
e mica l’avevo risentito
da quando aveva iniziato
a non esserci più

e anzi
mi sa che mica l’avevo mai sentito
davvero
che certi profumi
ti accorgi che son quelli
solo in quei momenti lì

quando ti succede una cosa come questa
ti senti come se ci fosse davvero

quella persona
e ti guardi attorno che magari è lei davvero
(spoiler: non lo è
almeno in questa poesia
nella vostra fate come vi pare)

e ci rimani
un po’ interdetto
un po’ imbarazzato
e ti riempi i polmoni
e cerchi di capire da dove proviene
questo profumo qua
che adesso chissà dove sta
e chissà che fa
e chissà se sta meglio o peggio
o come prima
boh
tanto la risposta è meglio che non ce l’hai
mi sa

le madeleine io me le magno a colazione

ci prendevo sempre la focaccia con le olive

questa è per te,
panettiere pelato
di viale gran sasso
che ancor ricordi la mia
faccia
dopo tre anni che
vicino a te
non ci vivo più
e mi fornisco di pane
da altri rivenditori.

– non avevi la barba
mi dici
e più o meno ragione ce l’hai
perché sul mio viso nel frattempo
son passate un sacco di cose
quali
un numero altissimo di gocce di pioggia
pezzettini e rimasugli di sughi e desserts
e labbra di donne, anche.

le gocce di pioggia
ci son passate principalmente
perché mi scordo le cose
molto facilmente
ed essendo
l’ombrello
una cosa
essa ricade nella suddetta categoria

peccato che vi appartengano
anche
tanti altri fenomeni
interessanti
quali
la sofficità della pelle di certe ragazze
la voce delle persone che sono inciampate nei giorni
e mica le vedi più
(o forse sei tu che sei caracollato a terra
ma mica te ne accorgi,
pirla)
e le parti di tempo che il bere cancella
con l’uniposca nero.

dimmi tu
se uno deve andare a prendere
due francesini
da mangiar col carpaccio cotto in padella
e i funghi
e finire a fare un bilancio
degli ultimi millenovantacinque giorni circa
che ha passato in una città
dimmi tu
saran mica questi i modi.

quindi panettiere
di viale gran sasso
continua così
regala fette di pizza
a chiunque varchi la tua soglia
e tieni allenata la memoria
mangiati il pesce
scatta fotografie con le palpebre
ripeti nel sonno i nomi dei tuoi avventori
che rendi il mondo
e anche la nostra vita
un pochetto più bella
di quel che già è.